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Shopping, per alcuni diventa una dipendenza patologica


Un altro interessante articolo sullo shopping, pubblicato un paio di giorni fa, mette in risalto il lato più estremo, e oserei dire più malato, dello sport più amato dalle donne. Può certamente aiutare a perdere peso ma può anche trasformarsi in una vera e propria dipendenza dal quale non è semplice guarire. Cito per intero l’articolo.

Arezzo, 14 gennaio 2010 – Una febbre, un’ossessione, una vera e propria malattia. Non riesci a resistere a un nuovo paio di scarpe, anche se l’armadio è già strapieno? Hai cassetti pieni di vestiti che non hai mai messo? Il bisogno di fare acquisti frequenti di oggetti spesso inutili e che superano le proprie capacità finanziarie è il primo sintomo di una nuova dipendenza che sta facendo sempre più vittime: lo shopping compulsivo. Quello che può sembrare soltanto uno sfizio, una passione, un piacere può diventare davvero una cosa seria, da psicoterapia, anche se si fa fatica a crederci.

Libri e film come “I love shopping” fanno apparire la dipendenza da spese come una “follia accettabile” per stare al passo con le tendenze del momento. E invece la realtà è ben più complessa, tanto che sono oltre 200 le persone, in stragrande maggioranza donne, che negli ultimi due anni si sono rivolti al Centro di terapia strategica di Arezzo per risolvere il loro problema con le spese fuori controllo. Sono quasi duemila quelli in cura in tutta la Toscana.

Un’indagine nazionale dice che circa il 10% della popolazione italiana soffrirebbe della nuova sindrome e che il 90% è costituito da donne. Internet e le carte di credito sono fattori che favoriscono la dipendenza perché rendono meno controllabile, più “indolore”, la spesa. Anche dalle nostre parti ci sono storie che fanno venire i brividi: come quella della moglie di un direttore di banca che è arrivata a spendere 80 mila euro in un mese.

Quando abbiamo iniziato il percorso di cura, la donna non riteneva di essere malata — racconta Maria Cristina Nardone, direttore generale del Centro cittadino che applica la terapia breve — eppure il desiderio di comprare per lei era diventato ormai irrefrenabile tanto che, di nascosto dal marito e lontano dallo sguardo del figlio, si alzava di notte per soddisfare il suo piacere, sfilando la carta di credito dal portafoglio del coniuge. È stata in terapia per cinque mesi e alla fine abbiamo vinto: è stata determinante la collaborazione della famiglia. Abbiamo infatti concordato il controllo del denaro a sua disposizione e l’abbiamo obbligata a spendere cinque euro, ogni giorno poi siamo passati alla fase in cui poteva non spendere il budget giornaliero, ma metterlo da parte per poi acquistare qualcosa di utile per la famiglia. Così è riuscita a disintossicarsi“.

Se per la tossicodipendenza o l’alcolismo si parla di dipendenza chimica, in questo caso invece non si tratta di un condizionamento dovuto a sostanze: “Lo shopping compulsivo è un disturbo ossessivo basato sul piacere — spiega Nardone — poi però l’impulso di acquistare finisce col prendere pieno controllo della persona e spende senza limiti. Alla base di tutto c’è un basso livello di autostima che si tenta di compensare con il valore degli oggetti acquistati. Ad esserne colpiti sono per lo più donne che, con l’acquisto, cercano di compensare altri tipi di carenze: la paura di apparire poco desiderabili, per esempio“.

Fonte La Nazione

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3 Responses to “Shopping, per alcuni diventa una dipendenza patologica”

  1. Joja scrive:

    si, penso che se ne parla troppo poco di questo fenomeno o forse nessuno lo prende sul serio, come succede a volte per l’alcolismo. Deve essere difficile per una persona riconoscere questo disturbo ossessivo e ancora più difficile parlarne o chiedere aiuto. Non sapevo che c’era questo centro in Toscana. Molto interessante.

  2. Giovanni scrive:

    Non bisogna dimenticare però anche le vittime “passive” dello shopping compulsivo: i fidanzati, i mariti, i compagni… ;-)

  3. Danila scrive:

    Giovanni faresti pane con il mio fidanzato che non perde tempo per cazziarmi, dicendomi che un giorno sarà costretto a piangersi i miei debiti

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